La Casa di Carta: Recensione non troppo seria – Stagione 4

Allooooooooooooooooooora, eccoci qui gente. Ho aspettato molto questa quarta parte e alla fine ho divorato gli episodi in una giornata.

Avevamo lasciato i protagonisti de La Casa di Carta nel panico più totale e nel panico più totale inizia il nuovo episodio. Mentre Nairobi si è beccata una pallottola e deve essere operata che non c’è tempo, non c’è spazioooooo e mai nessunoooo capiràààààààààààààààààà, il professore è acquattato su un albero in piena crisi di mezza età. Il triangolo della fidanzata gli ha dato alla testa e pensare di non poter misurare l’area mai più è davvero struggente per lui. Così va a fare compagnia a un toro e nel frattempo depista l’intera squadra di governo, vola su una moto, inscena una mezza morte in perfetto stile Mona con tanto di fialette di sangue ecc ecc. Dios mio.

Alla banca la situazione è critica. Dopo aver operato il polmone di Nairobi, Tokyo è praticamente un mix tra la Rosy Abbate di Spagna, che cinque stagioni di Squadra Antimafia non le bastano e si fa fare uno spinoff apposta per vedere dove andare a cercare panieri di beni y e Meredith Grey che tra un intervento e un altro trova il tempo nella seconda stagione per portarsi a casa mezza Seattle. Vuole chiaramente scaricare la tensione e siccome quel cucciolo di Rio ha paura di lei ormai, scegli di farsi shippare con Denver. E noi che facciamo? Li shippiamo chiaramente. Tanto lei è shippabile con chiunque, perfino con quel pazzo pelato (perdonami Alice ti adoro).

Tanto ormai si è capito che la Casa di Carta è così, un misto tra una telenovela e una serie mediaset sulla mafia (si muore poco e si bomba tanto). Questa stagione ha avuto alti momenti di trash, a partire dal concerto italiano di Berlino a tutte le musichette e compagnia bella. La terza stagione non mi era piaciuta ad essere onesta ma questa quarta mi ha tirato su il morale.

Passiamo ora alla cosa più dolorosa di questa stagione. No ragà non sto parlando di Arturo, diamoci un contegno che voglio stare altri cinque secondi senza nominarlo. La morte di Nairobi. Perchè diciamocela tutta, gli autori sono stati crudeli. Ci hanno fatto sperare fino all’ultimo che si salvasse, siamo stati a guardare una con la terza media e i capelli da Goku quando non mette il gel la operasse, ma purtroppo l’odore della sua morte era nell’aria. Ed era una morte necessaria per il funzionamento dello show. Nairobi è il mio personaggio preferito sin dalla prima puntata, è colei che tiene unito il gruppo, che fa bei discorsi, quella simpatica, quella geniale. E c’era bisogno di uno shock. Di un distacco. Per quanto dolorosa, ho apprezzato questa scelta priva di fanservice. E il momento che le hanno regalato, la cerimonia a suon di fisarmonica mi ha davvero commossa. La ricordiamo così.

Ma andiamo avanti. Fuori la Banca, il professor in cinque minuti aiuta Lisbona ad evadere, sputtana l’intero governo spagnolo, rivolta l’Algeria come un calzino organizza aerei per teatrini a dovere. E il pelato? Il pelato niente è costretto ad aiutarli lasciando così ad Arturo il compito arduo di piaga sociale.

Parliamone. Arturo è uno di quei personaggi che non sono cattivi, sono semplicemente fastidiosi. Fastidioso come un re Joeffry, inutile come un Matt Donovan. E quello che ha fatto è semplicemente spregevole. Spero marcisca in galera.

Il finale ci lascia così, a mezz’aria, con una frangettona che tiene in pugno il Professor. A sprangate sulle gengive la prenderei.

Personaggio preferito: Monica. A parte qualche piccio è la persona che meglio si è evoluta in tutto sto casino.

Il personaggio più odiato non lo dico perchè non si nomina arturito invano.

Non vediamo l’ora che arrivi la quinta parte ma voi nel frattempo continuate a seguirci su Serialize!

 

Autore dell'articolo: Cherry95

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *